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Il 12 dicembre al cinema ci aspetta la seconda parte della saga dell’Hobbit, La desolazione di Smaug, e poi ci sarà spazio per una terza parte il prossimo Natale.
In questa parte riapparirà Legolas e ci sarà la new entry Evangeline Lily nei panni di un’elfa guerriera. Tutto bello, certo, resta il dubbio di aver allungato a tutti i costi il brodo di un libro che era molto più corto della trilogia dell’anello. Ma la fantasia aiuta sempre e comunque.

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Tra polemiche su possibili morti di animali sul set e attese dei fan, è in arrivo sul grande schermo L’hobbit, per la regia di Peter Jackson, per fortuna non solo in 3D (ma i fan non si erano pronunciati contro?)
Questo sta portando, dopo nove anni ad un revival per Tolkien, speriamo scevro da polemiche politiche, ma volto a rivalutare quello che è stato un gran autore del Novecento tout court, oltre ai generi.

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Come persona di sinistra, mi sono sempre sentita urtata dalle riletture in chiave politica da parte della destra della saga de Il signore degli anelli, storia che va contro le tirannie e i totalitarismi, che esalta la natura e l’interculturalità, che dichiara che per essere felici bisogna distruggere l’oggetto prezioso perché solo così si può essere liberi. Ecco cosa scrive Massimo Gramellini in tema:

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Professore universitario, intellettuale, filologo, autore di romanzi e poemi epici, schivo ma capace di creare universi: Tolkien è tutto questo.Il signore degli anelli è giunto in Italia agli inizi degli anni Settanta (Tolkien l’aveva scritto tra gli anni Quaranta e Cinquanta), in sordina a parte l’interesse di certa strumentalizzazione politica.
Ha vissuto una prima stagione di successo a fine anni Settanta e poi di nuovo all’inizio del nuovo Millennio.
Il primo editore è stato Rusconi, in seguito al suo fallimento è stato poi Bompiani a rilevare i diritti. Nelle biblioteche e sulle bancarelle è possibile trovare la vecchia edizione Rusconi, mentre in libreria si trova l’edizione Bompiani.
Data la mole del libro la tendenza è proporlo in tre volumi.