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Creature del cielo

Ho adorato a prima vista il film Creature del cielo di Peter Jackson, un film fantastico e inquietante, su due ragazze assassine la cui vicenda è raccontata da un Jackson in stato di grazia, più che ne Il signore degli anelli, come una fiaba.
Un documentario degli anni Cinquanta ci magnifica Christchurch, Nuova Zelanda, città di pianure, specie di paradiso in terra, simile alla vecchia Inghilterra ma con tutta la novità del nuovo mondo ed un clima mite e gradevole. Di colpo, però, nelle vicinanze della città, la proprietaria di un ristorante vede venire verso di sé due ragazzine urlanti e sanguinanti, che non prima di mezz’ora prima hanno consumato il the da lei. La madre di una delle due ha avuto un grave incidente, ma sarà così?
Un anno e mezzo prima, nel liceo femminile di Christchurch arriva una nuova allieva: Juliet Marion Hulme, figlia del nuovo direttore dell’Università e di una madre emancipata, psicologa matrimoniale, bella, aristocratica ed altezzosa. Juliet, fantasiosa e reduce dalla tubercolosi, diventa amica di Pauline Rieper, figlia di un pescivendolo e di un’albergatrice, malata di osteomielite, una malattia delle ossa, quando era piccola: amano ascoltare Mario Lanza, sognare sui divi dell’epoca, la fantasia, fare corse in bici, stare insieme sempre di più.
Insieme inventano un mondo fantasy, il Quarto Mondo, dove re e principi vivono avventure sempre più violente ed efferrate, anche con libertà e licenze sessuali di tutti i tipi. Un giorno, però, Juliette ha una ricaduta di tubercolosi, e durante la sua permanenza in sanatorio Pauline ha un’avventura con un ragazzo, ospite nella pensione dei genitori, che però dimentica ben presto, per ritornare unita alla sua amica, uscire con lei, stare sempre di più con lei.
Guarita Juliette, la loro amicizia prende i toni di un rapporto saffico: sognano di andare in America, fanno il bagno insieme, dormono insieme; parallelamente la madre di Juliette si innamora di un suo cliente e lei e il marito decidono di divorziare. Il padre di Juliette mette in guardia i genitori di Pauline sui toni troppo intimi e strani che ha assunto l’amicizia tra le giovani, e i due cercano di separare le due ragazze, ma la loro reazione è terribile, sembrano prendere una piega al limite della follia.
Inoltre Juliette si deve trasferire dalla zia in Sud Africa, dopo il divorzio dei genitori: Pauline prega di poterla seguire, ma invano. Ma la ragazza capisce che l’ostacolo alla sua felicità è uno solo: sua madre. Dopo aver lasciato la scuola pensando di trovare nel lavoro l’indipendenza negata, decide di rimanere contro tutti e dalla parte di Juliette.
Per gli ultimi quindici giorni prima della partenza, Juliette e Pauline restano insieme, su decisione dei reciproci genitori: un pomeriggio di giugno 1954 invitano la madre di Pauline a fare una scampagnata con loro. In borsa hanno un mattone, e in un sentiero, uccideranno la donna come un personaggio dei loro romanzi… Ma la nave con Juliette partirà senza Pauline, a differenza dei loro sogni….
Le due ragazze saranno processate e condannate all’ergastolo, perché troppo giovani per la pena di morte: nel 1959 verranno liberate ad una condizione, più terribile di qualsiasi condanna a morte o no: di non incontrarsi mai più. Juliette è diventata Anne Perry famosa scrittrice di libri gialli mentre Pauline ha lavorato per anni in una libreria ed ora insegna in un maneggio ai bambini. Hanno fatto quello che volevano, ma una lontana dall’altra.
Per certi aspetti, Creature del cielo può anche essere letto come un film fantasy: sono parecchi gli elementi del genere che lo compongono:
Juliette e Pauline immaginano che il giardino della casa di Juliette sia una foresta incantata; durante una gita al mare, poi vedono un regno che si materializza dalle nuvole, con farfalle giganti, fiori, colonne. La natura vista come posto per sognare è un tema comune: purtroppo, nelle nostre città, a differenza di molte di quelle anglosassoni, si dà sempre meno importanza al verde: eppure tutti, adolescenti ed adulti, potrebbero sognare in mezzo alla natura, magari non in modo così totale come Juliette e Pauline, ma un po’ sì. Del resto, la foresta è un posto classico del fantasy…
Juliette adora andare a cavallo (cercherà anche di vendere il suo cavallo per fuggire con Pauline) e per questo motivo nei sogni entrano gli unicorni, i mitici cavalli con il corno, che vengono anche raffigurati con la plastilina dalle due ragazze. Il cavallo, secondo anche Bettelheim, ha un ruolo fondamentale nell’immaginario adolescenziale femminile, anche per alcune implicazioni sessuali che avrebbe: è un fatto che molte ragazze amano l’equitazione e mettono il cavallo tra i loro animali preferiti (di solito insieme al gatto).
Il Quarto Mondo è il mondo di Borovnia, che Juliette e Pauline inventano prima con le figure di plastilina e poi nei loro racconti e corrispondenze. Un mondo fantasy, dove ci sono castelli, segrete, dame, cavalieri, villici, re e regine. Per certi aspetti ricorda l’universo di Tolkien, con in più violenza e sesso: infatti Diello, principe del regno, è violento ed uccide nel sogno tutti; il re fa sua con violenza la moglie la prima notte, e sulle pareti del castello è pieno di sangue. Juliette immagina che Diello uccida il cappellano del sanatorio, mentre Pauline gli fa uccidere il suo ex-fidanzatino e lo psicologo. Ancora una volta, si può discutere su: il fantastico fa male e può indurre i giovani alla violenza? Un discorso ripreso poi contro i giochi di ruolo, i telefilm di fantascienza e gli anime giapponesi.
Juliette Hulme e Pauline Parker sono veramente esistite: Il film è narrato con le parole di Pauline, tratte dal suo diario, e viene però ignorato il punto di vista di Juliette.
Juliette Marion Hulme era la figlia di un professore universitario di ottima fama e di una psicologa. Pauline Yvonne Parker era invece figlia di un pescivendolo e di una affittuaria di stanze. Entrambe le loro famiglie rappresentavano la borghesia, alta e piccola, neozelandese, una borghesia uscita felicemente dalla seconda guerra mondiale ed ora in vena di arricchirsi, senza dimenticare i vecchi valori e le vecchie tradizioni. Nessuno poteva capire i loro problemi: negli anni Cinquanta l’omosessualità, in particolare quella femminile, era un tabù assoluto, e chi inoltre fantastica viene visto male ancora oggi, figuriamoci allora. La storia del film Creature del cielo è raccontata con gli occhi di Pauline, perché fu sui diari della ragazza che si basò tutto il processo, allora. Ma a quanto dichiara Peter Jackson, la verità era proprio quella, non ci sono invenzioni. Oggi Juliette Hulme ha preso il nome d’arte di Anne Perry, scrive romanzi polizieschi e il ricordare questo fatto le crea non pochi dispiaceri; di Pauline si sono perse le tracce: per alcuni lavorerebbe in una biblioteca in Nuova Zelanda, per altri si sarebbe fatta suora. Il fatto di tornare alla ribalta ha fatto sì che Juliette si arrabbiasse molto, mentre Pauline sembra più serena e rilassata.
Il film ha ricevuto una buona accoglienza in tutto il mondo, ottenendo anche una nomination all’Oscar per la migliore sceneggiatura originale e il Leone d’Oro a Venezia. Inoltre ha lanciato nel novero delle nuove star Kate Winslet. Peter Jackson ha dimostrato che si può essere un regista horror ma nello stesso tempo fare dei veri (e non barbosi!) film d’autore. La più dispiaciuta di tutti è stata Anne Perry, la nuova identità dietro la quale si nasconde Juliette Marion Hulme, affermata scrittrice di romanzi gialli di ambientazione vittoriana (pubblicati in Italia da Mondadori). La donna, sessantenne e piuttosto ricca, non ha gradito il ritorno su un fatto che aveva sepolto per sempre in un angolo remoto del suo cuore. E dire che Peter Jackson e i suoi collaboratori hanno realizzato un film misurato, che non giudica né presenta le due ragazze in modo negativo, malgrado la gravità del fatto compiuto. Ma quando si vuole dimenticare, ritornare su quel fatto è sempre qualcosa di tragico.
Juliette e Pauline sono entrate nel novero delle adolescenti maledette, accanto alla francese Violette Nozière, assassina dei suoi genitori per interesse (portata sullo schermo da Claude Chabrol), alle due ragazze italiane che hanno ucciso una loro coetanea per una fosca storia a metà strada tra il lesbismo e il paranormale e ad Erika, assassina con il suo amichetto Omar di mamma e fratellino. Ma il loro caso è ancora più strano ed inquietante: non c’erano moventi di soldi, né di interesse, né di chissà cosa altro. C’era solo una disperata ricerca di fantasia, in un mondo grigio, dove contava solo lo studio, l’impegno, il lavoro, la tradizione, la religione. Nessuno vuole ovviamente assolvere queste adolescenti degli anni Cinquanta da cosa hanno fatto: ma alla luce di tanti delitti di oggi (a cominciare con quello di Pietro Maso), il loro sembra davvero anomalo. Forse l’eccessiva ricchezza di mondo interiore ha loro impedito di dare il giusto valore alle cose: ma la ricchezza di interiorità e di fantasia è da preferire al vuoto e alla noia alla base di tanti fattacci di oggi. Forse Juliette e Pauline sono qualcosa di diverso, avevano un sistema di valori e di interessi che trascendevano i passatempi idioti degli altri giovani assassini.